Manifesto del Ripaismo


L'arte fugge dai salotti ingombri d'organza e senilità interiore, risale veloce la ripa e rincorre il vento per le vie scoscese di un paese che potrebbe rappresentarne tanti, fotografando con i suoi occhi di rimpianto quella che è la nascita del più avvincente nascituro: non l'artista che opera né quello che con altezzose parole illustra ciò che definisce "capolavoro", scostante dal volgo e immerso di profumo che odora solo di pigrizia. Non lui, bensì l'artista che non tralascia la sua quotidiana umanità e la rincorre, risalendo anch'esso la ripa, fino ad inchiodare il suo semplice, meraviglioso, secolare sguardo nelle stanze più remote del silenzio chiassoso della piazza.

L'arte è una strana signora, un po' vestita e un po' nuda, sempre povera e mendicante di naturalezza e sempre alla ricerca di nuovi sensi da sedurre, tracotante di sensibilità e irosa dove l'ira rivendica un diritto, lei che sa spiare con occhio arguto la voglia intangibile di toccare con mano quel crogiolo di perfezione che riassume il visionario nella sua intimità.

Giunta è l'ora di annunciare il protagonista dimenticato nei secoli che lo hanno lasciato in un angolo oscuro e oggi trionfante dell'arte, quell'arte che non ha bisogno della lettera maiuscola per sentirsi tale, alla quale il movimento esprime pieno riconoscimento e auto-riconoscimento, poiché si è sempre parte responsabile di un tutto che prescinde ogni esonero e si è sempre parte intima di noi stessi anche se spesso in relazione di quel tutto.

L'eroe non arriva su di un bianco cavallo, i suoi occhi sono color carbone, non indossa vestiti eleganti né recita poesie.
L'eroina non è una formosa ragazza seminuda rinchiusa nel quadrante di un videogioco. L'eroe e l'eroina sono affaticati e colmi del loro fertile e pulito sudore quotidiano, spesso hanno fame ma di cibo sono già sazi e spettinati reggono per mano i loro bambini vivaci con occhi di gatto e movenze da cuccioli alla ricerca di nuovi giochi.

Tutto questo vale più di mille concorsi, medaglie e medagliuncole che penzoloni da qualche parete restano immobili a recitare quasi mnemonicamente l'amor proprio che vanta solo l'arte di fingersi arte, il diletto di giocare a morire giorno dopo giorno in un angolo proibito e costoso del mondo gravidi di un riconoscimento incompreso. Mentre vive.
Nelle strade invase dalla ghiaia e nei campetti sportivi polverosi dall'aria abbandonata che si popolano di ricordi generazione dopo generazione, qui respira senza boccheggiare il vero piccolo mondo antico.

Vive di quella goccia di sudore che si ferma sulla fronte di chi non guarda, ma vede.

Cresce nell'incanto andando oltre il pennello, oltre le pietrine, oltre la plastica, luci e specchi gli illuminano la via, spiando i paesaggi oltre gli oggetti, volgendo gli occhi dove le cose non hanno più un nome e diventano illusione.
Laddove la realtà è la fiaba e gli eroi siamo noi.
In questo angolo remoto dell'universo che reciterà nella nostra mente continuamente insoddisfatta sempre I versi di un altrove, qui troveremo il nostro tempo.

E lei, solenne e mai traditrice, lei che chiamano arte ma che non ha nomi, attenderà il momento in cui ci accorgeremo di noi stessi con la stessa pazienza che I saggi di paese adoperano nel raccontare le fantasie e gli inganni del tempo.

I visionari non sono una categoria sopraelevata di persone , qui tutti I re sono stati lestamente disarcionati durante le loro azioni di guerra, non esistono ori nè allori e l'onore è diventata una cosa seria. Ogni schiamazzo è una canzone e l'espressioni inebetite d'incomprensione assieme alle altre gonfie di immedesimazione recitano il poema dei nostri giorni a gran voce.

Art. 1 (ed unico) del Manifesto Ripaista (non soggetto ad alcuna possibilità di revisione):L'arte appartiene al popolo. Lo spettatore la esercita in nome di se stesso.


RIPATTONI, 29 LUGLIO 2008 ANONIM - O/A RIPAISTA

Colore del Ripaismo


A volte, si corre mentre si dorme sugli allori della creatività, vidi la luce e poi le luci nella mente, sensibilmente si è creata la meraviglia che si è definita "L'ARTE". Nel colore tutto comincia con la profondità del pensiero, in sintonia col mistero del carattere vivente, e lo splendido cielo dei mille colori.

Il colore è il fautore della vostra serenità, è la potente sensibilità, l'intuito che fa deragliare le emozioni, dove vi porta «in contatto con le forze generativi dell'inconscio.

Il colore è in gran parte (99.9%) legato alla esistenza dell' uomo, prima di essere sottoposti al rapporto colorito, pittoresco e colorista. L'uomo si spinge verso il sentimento evolutivo nella creazione dell'opera. Tutte le opere create sin dall'inizio dei tempi rappresenta l'uomo che cerca la perfezione additiva o integrativa,in tal caso va tenuto presente che il colore può essere associato con particolare attenzione all'integrità del grado di vigilanza nel protagonismo. Associazioni che necessitano di essere prese in considerazione.

Il dipinto è "immediato". Permette di modificare lo stile e la dinamica della grafica moderna. Il colore contraddistingue la speciale configurazione del vero che risponde all'inconfondibile stile e gusto del pittore.

Il Colore - Alta definizione evolutiva di un essere vivente.


Sergio Di Mattia - Si ringrazia per la preziosa collaborazione e stima il Dott. Amedeo Sensi


"L'espressione di intendimenti che regalano ancora una volta al mondo il rinnovarsi, inteso come ricerca e ottenimento di un qualcosa che non esiste. Il maestro Sergio Di Mattia desidera intraprendere questo cammino.
Disinvolto esprime i suoi propositi al mondo, conscio della responsabilità che si assume. Non esiste periodo della storia umana che sia rimasto uguale a se stesso. Difatti saggiamente qualcuno disse tanto tempo fa che tutto scorre. E questa voce imperiosa si sprigiona dal buio dei secoli ed arriva fino a noi. Tutto scorre, tutto è moto.
Il moto è vita e il colore è un essere vivente. E come tale si amalgama alle intenzioni dell'artista, alle sensazioni indotte dall'ambiente rappresentato nell' opera d'arte. Si è stabilito così il rapporto viscerale tra colore e artista e mondo. Vibrano tutti all' unisono in un unico affiato.
Con l'intento di mimesi della realtà e di rappresentazione dei sentimenti. E' la creatività che detta le leggi di tale rapporto. Sincero e diretto, positivo come le forze interiori dell' uomo che misura il mondo con umiltà, il rapporto pulsa di vitalità che si rinnova in ogni istante e in ogni sua molecola.
Nell' opera " Il Fiore di Ripattoni" la cromia diventa un essere vivente come un fiore. L'energia interna di un fiore si ritrova nei pigmenti e nella loro luminosità.
L'opera tutta assume dinamismo e movimento propri dell' essere vivente avverando così quello che il maestro Di Mattia esprime nel suo " Il colore del Ripaismo".
Dobbiamo decisamente complimentarci per lo spessore del pensiero del maestro e per la sua alta capacità realizzativa. Queste due caratteristiche sono il vero e giusto impulso all'arte."


DINO MARASÀ

"Ripaismo"


Movimento pittorico, in cui l'artista propone la contemplazione sentimentale dell'immagine colta dall'alto di un baratro o dal prospetto frontale della realtà.


Quante volte, già solo
la gran parte del giorno
finivo la sera sull’orlo
profondo della balza
al cospetto del mondo.
E dall’alto frecciate,
paragoni ammiccanti,
fughe, effusioni, sopra
i ripari impetuosi
degli uomini, dietro
i rotolanti macigni,
scabri, venuti meno
alle svettanti creste.
Il mio riparo è li,
tra lo scivolo di verde
e i grumi marroni
che sfidano la vita.

Silvano Toscani Poeta



Il ruolo fondamentale nella creazione dell’opera sia il colorito che distingue un’esecuzione più curata e raffinata nell’amalgamare il suo creato.
"Nell’universo plastificato delle grandi energie cromatiche, le rappresentazioni pittoriche del colore spingono verso la meta del perfetto, dove la fantasia è dell’uomo che cerca il suo tempo."

Sergio Di Mattia



"Sergio Di Mattia è un artista capace e brillante, le sue creazioni sono supportate da una grande struttura di pensiero che si sviluppa in articolate considerazioni sulla natura e sull’essenza del colore, del segno e dell’arte. Tutto diviene oggetto dell’attenzione dell’artista, ogni spunto suggerito dal cosmo ha la potenza di evocare sensazioni profonde che sensibilizzano ancor di più il maestro Di Mattia. Partendo quindi dalla percezione, si slancia sicuro verso la rielaborazione dell’oggetto dell’indagine, liberando la sua creatività sulla tela, ricordandosi sempre delle esperienze precedenti e della loro lezione. Lo spazio pittorico divine palcoscenico sempre nuovo, popolati da personaggi che sono il colore stesso quale unico ed irripetibile esponente di ogni cosa dell’universo. Il maestro Di Mattia dipende da questo come tutti noi e, grazie alla sua arte, acquisisce una posizione privilegiata che gli consente di raggiungere, oltre piani percettivi differenti, alti e inaspettati traguardi semantici e ermeneutici. ed è proprio l’interpretazione del tutto che rende la sua arte una diversa e soprattutto profonda unione spirituale con la grandezza del cosmo. Esprimendo libero i suoi sentimenti, il maestro Sergio Di Mattia, trasmette le sue verità allo spettatore generando un naturale interessamento verso le stesse, componendo supremi archetipi che di sicuro verranno presi a modello dalle future generazioni. Il fluire tranquillo di sentimenti, emozioni, artifizi tecnici, gli consente di creare e pensare, sentendosi per un attimo al centro dell’universo che non è soltanto quello suo personale ma quello di ognuno di noi, dove la vita si sviluppa e fa sentire la sua voce a tutti i nostri sensi. Un’arte totalizzante che ci rende conto dei segreti dell’universo senza annoiarci e incantandoci con la sua completa raffinatezza.”

Dino Marasà